29 giugno 2017

In ricordo di Gianfranco Bettetini

In ricordo di Gianfranco Bettetini

di Michele Sorice

 

bettetiniI “grandi” lasciano piccoli ricordi, tanti piccoli ricordi, dolci e indelebili. Tanti segni che compongono un’immagine spesso difficile da decifrare ma che non si può dimenticare. Così è per Gianfranco Bettetini che oggi se n’è andato, lasciando un vuoto enorme, per molti di noi incolmabile.

Non voglio qui ricordare la sua figura di intellettuale, ricercatore, regista e straordinario professore. E neanche il suo ruolo ineludibile per lo sviluppo degli studi sulla comunicazione in Italia. Lo faranno altri e meglio di me. Voglio solo ricordarlo, con la commozione di questo momento, con la gratitudine di chi ha avuto la fortuna di attraversare un pezzo della sua vita. Alcuni di quei tanti piccoli ricordi che si affacciano alla mente e che scopro davvero essere indelebili.

Per me Gianfranco era “il Professore” e un nome su un libro, anzi su tanti libri; un nome che aveva influenzato non poco la prima parte del mio percorso di studio e ricerca. Poi ebbi la fortuna di conoscerlo, grazie ai suoi allievi della Cattolica: Francesco Casetti, Giorgio Simonelli e, soprattutto, il mio amico Fausto Colombo. Si stabilì presto un rapporto bello, di stima e credo anche di affetto. In un momento difficile della mia vita universitaria, fu proprio Gianfranco a non farmi mancare la sua stima e il suo affetto. E la sua stima valeva per me davvero molto.

Il passaggio dal “lei” al “tu” e da “prof” a “Gianfranco”, rappresentò per me un momento di crescita, un momento che mi diede fiducia e mi spinse a cercare ancora di più quel rigore metodologico che è poi diventata una parte (o almeno un tentativo) della mia personalità. Non l’ho mai detto pubblicamente prima ma è, appunto, uno di quei piccoli ricordi che i grandi lasciano.

Ci sono tanti momenti belli da ricordare; i tanti convegni, gli incontri,  fino alla giornata celebrativa che alla Sapienza fu organizzata per lui già nel 2006 o, ancora, alle tre giornate del premio Smeraldo ad Amalfi, nel 2005. Un vecchio articolo di Repubblica di quell’anno ricordava che alcuni di noi erano lì a discutere del libro Il segno di Bettetini; in realtà anche in quell’occasione fummo noi a imparare molto da lui e dal suo stile.

Così come fummo noi a imparare molto quando ci chiese di scrivere alcuni piccoli saggi per Non solo semiotica. Cinquant’anni di studi sulla comunicazione, un libro che lui curò (era il 2011) con lo stesso entusiasmo delle prime opere.

Ho sempre un po’ “invidiato” chi ha potuto percorrere con Gianfranco tratti di strada ben più lunghi di quelli che io ho avuto la fortuna di attraversare. Eppure, quei momenti li ricordo tutti, con gratitudine più che con tristezza. Con la gratitudine sincera che mostrano quelli che hanno la fortuna (raramente il merito) di incrociare i “grandi”.

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.