24 ottobre 2017

Le Pen vs. Macron: una proposta di analisi

All’indomani del primo turno delle presidenziali francesi, abbiamo raccolto alcuni spunti pubblicati su varie testate on line. I francesi saranno nuovamente chiamati alle urne il 7 maggio, quando dovranno scegliere tra Marine Le Pen ed Emmanuel Macron chi sarà il loro Presidente della Repubblica per i prossimi 5 anni.

Marine Le Pen e il Front National. Il sociologo Sylvain Crépon ha riassunto la strategia che ha portato il partito guidato da Le Pen in un’efficace battuta: “Sembra che il solo futuro possibile per il Front National sia più quello di partecipare al potere che di accedervi”. Da una parte, Crépon lancia una previsione sull’esito del secondo turno e sulle prossime elezioni legislative; dall’altra, sottolinea una caratteristica importante del partito, che è riuscito a rafforzare le sue linee estremiste (sospinto anche dal recente attentato sugli Champs Elysées) all’interno di una narrazione che ha puntato sulla riconoscibilità e sull’affidabilità come forza di governo.

Emmanuel Macron. Un candidato per molti aspetti contraddittorio: ex banchiere ed ex ministro dell’Economia per il governo di Hollande, di recente ingresso nella politica con il suo movimento En Marche (in effetti prima dell’incarico al ministero ne era estraneo) eppure espressione della borghesia moderata, Macron è riuscito a conquistare le aree del Paese che nel 2012 avevano votato per il Partito Socialista. Quanto più Le Pen è nazionalista, tanto più Macron è connotato come il candidato europeista e cosmopolita. Il cleavage tra nazionalismo ed europeismo ha conquistato un ruolo centrale in questa campagna elettorale.

Parti Socialiste e Les Républicains. I due grandi partiti che hanno contribuito a consolidare la Quinta Repubblica sono stati superati dai loro concorrenti di più recente formazione. I due candidati perdenti, rispettivamente Benoit Hamon e François Fillon, hanno invitato il loro elettorato a sostenere Macron contro Le Pen. La frammentazione dello spettro politico francese è evidente nell’esito di questa consultazione, ma certamente è il risultato di un processo decennale che vede dissolversi la dicotomia sinistra-destra. Dunque quali sono le questioni che hanno smosso l’elettorato? In maniera molto simile a quanto già avvenuto negli Stati Uniti, la mappa del voto evidenza il rafforzamento del divario tra aree rurali e aree urbane.

Il populismo e i social. Un ultimo cenno sulla campagna presidenziale francese dal punto di vista della comunicazione. Il populismo è stato riconosciuto come un tratto comune a tutti i candidati, chi più chi meno. Una ricerca condotta dal Cevipof (SciencesPo) ha messo in luce come l’elettorato di tutti gli schieramenti sia sensibile a toni populisti, anche se con significative differenze tra elettorato moderato ed estremista (sia di destra che di sinistra). D’altra parte, anche in questa campagna Internet è stato utilizzato come un mezzo strategico, soprattutto per quanto riguarda Mélenchon e Hamon, che ha lanciato una piattaforma deliberativa (Conseil Citoyen); per tutti gli altri i media digitali sono stati un’efficace vetrina.

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