18 agosto 2017

Macron dal web all’Eliseo

Emmanuel Macron è stato appena eletto Presidente della Repubblica francese, battendo l’avversaria Marine Le Pen con circa il doppio dei voti. I primi dati sull’affluenza mostrano una situazione in cui il 25,4% dell’elettorato ha preferito disertare le urne, battendo un record di astensione che reggeva dal 1969, e una fetta rilevante di votanti che ha dato scheda bianca o nulla (11,5%). Se si leggono questi dati alla luce del risultato conseguito da Marine Le Pen (circa 10 milioni di voti), appare chiaro che Emmanuel Macron, con i suoi oltre 20 milioni di voti, non ha convinto la maggioranza dei francesi.

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Fonte: elaborazione del quotidiano Libération su dati Ipsos.

Ma come ha fatto un candidato espressione di un movimento politico nato appena 13 mesi fa ad arrivare alla più alta carica dello Stato francese?

Macron ha fondato il suo movimento En Marche! il 6 aprile 2016 nella sua città natale, Amiens, quando ricopriva ancora la carica di Ministro dell’Economia, dell’Industria e del Digitale nel secondo mandato di Manuel Valls. Per fugare ogni dubbio sulla natura del movimento, il nome è un omaggio alle iniziali del suo nome e cognome, E. M. A completare il quadro è l’aperto rifiuto di ogni collocazione ideologica secondo l’asse destra-sinistra. Il movimento è quindi un comitato elettorale con una forte impronta leaderistica, con basi programmatiche, organizzazione e consenso tutte da costruire.

Il candidato si affida all’agenzia Liegey Muller Pons, “la prima start up di strategia elettorale in Europa”, fondata da Guillaume Liegey, Arthur Muller e Vincent Pons, che hanno lavorato come volontari nella prima campagna di Barack Obama e successivamente nella campagna per le presidenziali francesi del 2012, portando alla vittoria il loro candidato François Hollande. La formula si è rivelata vincente un’altra volta: la combinazione tra contatto faccia a faccia e l’uso strategico di big data ha consentito a En Marche! di farsi conoscere dall’elettorato.

A partire dalla fine di maggio del 2016 è cominciata l’operazione “Grande Marche”: centinaia di volontari hanno percorso le strade di molte città francesi letteralmente bussando porta a porta per convincere i residenti a votare, per raccogliere i loro contatti, per stimolare la conoscenza sociale del movimento e, soprattutto, per sottoporre loro un questionario.

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Fonte: sito ufficiale di En Marche! https://en-marche.fr/le-mouvement

Attraverso l’applicazione 50+1 sono stati selezionati 6200 quartieri per garantire una rappresentatività, ma i dati sugli elettori raccolti durante l’ultima campagna del 2012 sono stati quindi fondamentali per capire a quali porte bussare; il contatto faccia a faccia è stato decisivo per coinvolgere le persone e per farle rispondere ai questionari; in questo modo è stato possibile raccogliere ulteriori dati.

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Fonte: schermate dell’applicazione La Grande Marche usata dai volontari (Le Nouvel Observateur).

I questionari e le conversazioni raccolte sul territorio sono stati poi analizzati attraverso l’uso di software di elaborazione linguistica per elaborare un “documento diagnostico” sullo stato della Francia e sui problemi dei francesi: sono così gettate le basi per l’elaborazione di una proposta politica concreta. Il documento diagnostico è stato poi sottoposto al vaglio di un gruppo di esperti reclutati ad hoc e successivamente presentato nell’ottobre del 2016.

Dal contatto porta a porta Macron ha guadagnato molti tipi di dati: metadati sulla durata media delle conversazioni; sui quartieri che rispondono più facilmente; dati di contatto; ma anche, come sottolineano alcuni, i “campi lessicali”, cioè le modalità stesse con cui i cittadini esprimono i loro pensieri e le loro preoccupazioni. Una sorta di corso accelerato di francese colloquiale e uno strumento – il linguaggio – di fondamentale importanza per la costruzione di una relazione con gli elettori “reali”.

A questa strategia si è aggiunta una presenza sui social media discreta ma efficace, e un dibattito televisivo con l’avversaria in cui Macron è risultato convincente nel proporsi ai francesi e al mondo intero come il candidato dell’Europa contro la “candidata della paura” (così Macron ha definito Marine Le Pen in diretta tv). Questo posizionamento ha sicuramente pagato, portando Emmanuel Macron all’Eliseo. Dalla sua parte, Macron ha avuto un clima politico favorevole, in cui sia il partito di destra (Les Républicains di Fillon) sia quelli di sinistra (il Partito Socialista innanzitutto) hanno perso consensi (a fronte comunque di un successo marcato del movimento di sinistra France Insoumise – Francia ribelle di Jean Luc Mélenchon). Macron ha inoltre avuto il merito di saper costruire in un anno una proposta politica capace di riunire componenti del “socialismo liberale” con la tradizione del centrismo francese.

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